General Membrane: General Solar PV, il sistema BIPV che ferma l’acqua e cattura il sole

General Membrane: General Solar PV, il sistema BIPV che ferma l’acqua e cattura il sole

General Solar PV è l’innovativo sistema impermeabile fotovoltaico (BIPV – Building Integrated Photovoltaic) di General Membrane, garantito nel tempo e unico per durabilità, know-how, performance e sostenibilità.

La missione

“Fermare l’acqua, catturare il sole” è la missione che contraddistingue General Solar PV. In linea con l’impegno green di General Membrane, il sistema risponde a chi cerca una soluzione che coniuga produzione di energia da fonte rinnovabile e buona progettazione delle coperture impermeabili.

Come funziona

Il sistema è composto da:

  • Uno strato impermeabile bituminoso o sintetico
  • Un laminato fotovoltaico flessibile accoppiato in situ

Per coperture esistenti impermeabilizzate con membrane bituminose lisce o granigliate, è necessario posare uno strato di membrana bituminosa Phoenix Solar Tech in totale aderenza come strato di accoglimento del laminato fotovoltaico flessibile.

Certificazioni

General Solar PV è certificato ai sensi delle normative tecniche CEI EN 61646 e CEI EN 61730, garante di performance e sicurezza nel tempo.

Aliva al Museo Alfa Romeo: edilizia sostenibile e design creativo

Aliva al Museo Alfa Romeo: edilizia sostenibile e design creativo

Il 15 ottobre 2025 Aliva ha partecipato all’evento “Edilizia sostenibile e design creativo: una visione futuristica” organizzato da Infoprogetto al Museo Storico Alfa Romeo di Arese, una giornata formativa dedicata ad architetti, ingegneri e progettisti.

La location

Il Museo Storico Alfa Romeo di Arese, simbolo del design italiano, ha rappresentato il contesto ideale per coniugare tradizione, innovazione e visione, in piena sintonia con i temi dell’incontro.

I temi affrontati

Al centro del dibattito:

  • Sostenibilità ambientale
  • Evoluzione tecnologica
  • Personalizzazione delle soluzioni
  • mpatto dell’architettura sulla qualità della vita

Questi temi guidano da sempre il lavoro di Aliva, realtà specializzata in sistemi completi per facciate ventilate ad alto contenuto tecnico ed estetico.

Il valore per Aliva

La partecipazione all’evento ha offerto ad Aliva l’opportunità di confrontarsi con il mondo della progettazione contemporanea e condividere il proprio approccio basato su consulenza, innovazione e cultura del costruire sostenibile.

Da quasi 40 anni Aliva supporta i tecnici nel progettare un futuro made on functionality, valore, bellezza e sostenibilità, grazie a soluzioni d'involucro all'avanguardia. Le facciate ventilate realizzate sono frutto di uno studio minuzioso, che inizia dalla consulenza fino alla posa in opera.

EdilFibro: lastre Metaplak e Metaclik certificate BROOF (t4)

EdilFibro: lastre Metaplak e Metaclik certificate BROOF (t4)

EdilFibro ha ottenuto la certificazione BROOF (t4) per le lastre metalliche Metaplak e Metaclik, un traguardo che conferma la resistenza al fuoco dall’esterno delle coperture.

Cosa significa BROOF (t4)

La certificazione attesta che le lastre resistono a incendi esterni, ad esempio propagati da edifici vicini o da materiali trasportati dal vento. Questo requisito è fondamentale per la sicurezza degli edifici e per il rispetto delle normative più recenti.

Integrazione con fotovoltaico

La certificazione è particolarmente strategica per le coperture con impianti fotovoltaici: i moduli possono aumentare l’attenzione sul comportamento al fuoco del sistema tetto. Metaplak e Metaclik offrono quindi una base sicura e conforme anche per queste applicazioni.

Vantaggi per progettisti, imprese e clienti

  • Maggiore protezione delle coperture
  • Conformità agli standard normativi più recenti
  • Affidabilità nelle applicazioni con sistema fotovoltaico
  • Valorizzazione dell’edificio nel tempo

Conclusione

Questo risultato conferma l’impegno di EdilFibro in qualità, innovazione e aggiornamento continuo. Scegliere materiali certificati significa opting per sicurezza, affidabilità e visione a lungo termine.

Rivoluzione in Facciata: Perché il Policarbonato sta Cambiando l’Architettura Moderna

Rivoluzione in Facciata: Perché il Policarbonato sta Cambiando l’Architettura Moderna

L'Evoluzione dell'Involucro Edilizio: Le Performance del Policarbonato in Facciata
Per comprendere l'impatto del policarbonato nell'architettura contemporanea, occorre partire dalle sue straordinarie proprietà fisico-meccaniche. Parliamo di un materiale polimerico che combina un'altissima resistenza agli urti con un'eccezionale stabilità termica, sicurezza al fuoco e trasparenza.
La sua robustezza strutturale è certificata da rigorosi standard internazionali: i test d’urto Izod (approvato ASTM) e Charpy dimostrano come il policarbonato mantenga inalterate le sue prestazioni meccaniche in un range di temperatura estremo, che va da -40°C a +120°C. Sul fronte della sicurezza, il materiale vanta la classificazione europea Euroclasse B-s1 d0 (norma EN 13501), che garantisce un eccellente comportamento in caso di incendio.

Estetica e Continuità Visiva: Il Caso dell'Aeroporto di Marsiglia
Nelle applicazioni in facciata, il policarbonato viene impiegato come rivestimento di strutture portanti per creare involucri continui e minimalisti. Grazie alla tecnologia di estrusione – che permette di raggiungere elementi lunghi fino a 24 metri – e ai sistemi di giunzione maschio-femmina, è possibile eliminare i profili a vista.
Un esempio perfetto di questa tecnologia è la riqualificazione dell'Aeroporto di Marsiglia. In questo cantiere, l'utilizzo di lastre PolyPiù in diverse tonalità cromatiche ha sfruttato la traslucidità intrinseca del materiale per rinnovare l'impatto visivo del terminal, conferendogli un'identità moderna e dinamica.

Luce e Modularità: La Fondazione Golinelli a Bologna
Un altro benchmark progettuale è il Centro Arti e Scienze della Fondazione Golinelli a Bologna, firmato dallo studio Mario Cucinella Architects. Per questo spazio di 700 mq dedicato alla sperimentazione, i progettisti hanno scelto il sistema modulare in policarbonato alveolare PolyPiù.
La finitura opaca selezionata assicura una diffusione uniforme della luce naturale senza compromettere la trasparenza. Il risultato è un volume architettonico lineare ed elegante che, durante le ore notturne, si trasforma in una suggestiva lanterna urbana, garantendo al contempo ottimi valori di isolamento termico.

ADDWind: L'Innovazione delle Facciate Ventilate
La frontiera dell'efficienza energetica si chiama ADDWind, il sistema di facciata ventilata sviluppato da Isopan. Questa soluzione integra le prestazioni isolanti dei pannelli sandwich Isopan (che sigillano l'edificio) con la protezione dagli agenti atmosferici offerta da una "pelle" esterna. Partner strategico di questo sistema è PolyPiù, che firma le pelli traslucide in policarbonato, mettendo in campo il proprio know-how tecnologico e i sistemi di fissaggio per un'installazione a regola d'arte.

Bonus Amianto 2026: guida completa agli incentivi per rimozione e smaltimento

Bonus Amianto 2026: guida completa agli incentivi per rimozione e smaltimento

Agevolazioni 2026 per la bonifica dell’amianto: detrazioni, contributi e incentivi

L’Agenzia delle Entrate ha recentemente confermato la detraibilità delle spese per la bonifica dall’amianto su unità immobiliari e parti comuni tramite il Bonus Ristrutturazioni. Questo articolo sintetizza le principali misure fiscali e i finanziamenti disponibili nel 2026, con indicazioni operative per professionisti, imprese e responsabili di cantiere.

Bonus Ristrutturazioni: detrazione per rimozione e smaltimento amianto

  • La rimozione e lo smaltimento dell’amianto rientrano tra gli interventi agevolabili con il Bonus Ristrutturazioni (art. 16‑bis TUIR).

  • Aliquota: 36% su spese fino a €96.000 per unità immobiliare, fruibile in 10 rate annuali.

  • Abitazione principale: aliquota aumentata al 50% per i titolari di diritti reali di godimento sull’immobile.

Spese ammissibili

  • Costi di rimozione e smaltimento da ditte autorizzate.

  • Trasporto e conferimento a impianti autorizzati.

  • Spese accessorie documentabili necessarie al completamento dell’intervento.

Chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate

  • Le spese per bonifica sono agevolabili indipendentemente dalla categoria catastale dell’immobile.

  • L’agevolazione è applicabile anche se non è eseguito un intervento di recupero del patrimonio edilizio concomitante.

  • Importante conservare tutta la documentazione fiscale e tecnica per la detrazione.

Ecobonus e integrazione con interventi di efficientamento energetico

  • La bonifica amianto può essere inclusa nelle spese per interventi di riqualificazione energetica quando è strumentale al miglioramento termico dell’edificio.

  • Detrazione per riqualificazione energetica: 36% (50% per abitazione principale) con limite di spesa fino a €100.000 per interventi di miglioramento energetico globale.

  • Esempi pratici: rimozione dell’eternit per consentire nuova coibentazione della copertura; rimozione propedeutica alla posa di pannelli fotovoltaici.

Contributi a fondo perduto per le imprese — Bando ISI INAIL

  • L’INAIL finanzia progetti aziendali per salute e sicurezza, includendo bonifiche da amianto tramite Avvisi regionali/provinciali del Bando ISI.

  • Contributo: fino al 65% delle spese ammissibili.

  • Importi erogabili: da €5.000 a €130.000.

  • Azione consigliata: monitorare gli Avvisi regionali e predisporre documentazione progettuale e computo metrico dettagliato.

H2: Incentivi FER 2 per impianti fotovoltaici in sostituzione di coperture in amianto

  • Il Decreto FER 2 premia impianti rinnovabili che prevedono la sostituzione di coperture con amianto rimosso.

  • Oltre agli incentivi standard sulla produzione elettrica, è previsto un premio aggiuntivo (es. €12/MWh) per gli impianti realizzati in sostituzione di coperture in eternit.

  • Valutare la combinazione di bonifica + nuova copertura + impianto fotovoltaico come intervento integrato.

Prassi operative e documentazione richiesta

  • Documenti essenziali:

    • fatture e documentazione delle ditte autorizzate alla bonifica;

    • formulari di identità dei rifiuti (FIR) e attestazioni di conferimento a impianti abilitati;

    • certificati e relazioni tecniche (Piano di Lavoro amianto quando richiesto dalla normativa regionale);

    • registrazione delle detrazioni nella dichiarazione dei redditi.

  • Consigli tecnici:

    • affidarsi a imprese specializzate e professionisti abilitati;

    • includere la bonifica nel computo metrico e nel cronoprogramma dei lavori;

    • verificare compatibilità e cumulabilità tra incentivi fiscali e contributi a fondo perduto.

Scelta strategica per imprese e professionisti

  • Privati: valutare con il committente la combinazione ottimale tra Bonus Ristrutturazioni ed Ecobonus.

  • Imprese: verificare l’idoneità al Bando ISI e la possibilità di integrazione con impianti in sostituzione delle coperture.

  • Progettisti: predisporre relazioni tecniche che giustifichino l’ammissibilità delle spese e consentano la corretta rendicontazione.

Conclusioni operative

  • Le detrazioni fiscali e i finanziamenti disponibili rendono sostenibile la bonifica dall’amianto se pianificata correttamente.

  • La scelta tra strumenti fiscali e contributi deve basarsi su tipo di intervento, soggetto beneficiario e opportunità di integrazione con lavori energetici o fotovoltaici.

  • Cura della documentazione e conformità alle procedure regionali sono condizioni imprescindibili per l’accesso alle agevolazioni.

Art. 115 aggiornato: nuove regole per parapetti, reti, linee vita e DPI anticaduta

Art. 115 aggiornato: nuove regole per parapetti, reti, linee vita e DPI anticaduta

La riforma 2025 rafforza la priorità delle protezioni collettive sui DPI e introduce un ordine di preferenza tra i sistemi anticaduta, definendo inoltre il ruolo del punto di ancoraggio nelle coperture

Il D.Lgs. n. 81/2008, articolo 115, è stato integralmente modificato dall’art. 5 del Decreto‑Legge 31 ottobre 2025, n. 159 (convertito con modificazioni dalla Legge 29/12/2025, n. 198), applicabile dal 31 dicembre 2025. Le modifiche non stravolgono i principi della prevenzione delle cadute dall’alto, ma ne rafforzano la disciplina: il nuovo testo è più prescrittivo, meno suscettibile di interpretazioni e richiede scelte progettuali e operative meglio motivate.

Priorità delle protezioni collettive: obbligo esplicito di parapetti e reti Il nuovo comma 1 impone espressamente l’adozione di misure di protezione collettiva per prevenire le cadute dall’alto, richiamando in particolare parapetti e reti di sicurezza. Questa indicazione non è meramente orientativa: la priorità delle misure collettive è ora parte integrante della norma. Di conseguenza, l’impiego di dispositivi di protezione individuale (DPI) deve essere considerato solo se risulta impraticabile l’installazione di parapetti o reti.

Il comma 2 dispone che, qualora non sia possibile attuare le protezioni collettive di cui al comma 1, sia necessario ricorrere ai sistemi di protezione individuale. La decisione progettuale di adottare DPI richiede quindi una motivazione tecnica documentata che dimostri l’impossibilità di soluzioni collettive: mere preferenze organizzative o valutazioni sommarie non sono più sufficienti.

Ordine di preferenza tra sistemi anticaduta: trattenuta, posizionamento, accesso mediante funi, arresto caduta Il nuovo comma 3 introduce un ordine di preferenza tra i sistemi anticaduta, chiarendo le alternative prima del ricorso all’arresto caduta. L’ordine gerarchico indicato è il seguente: sistemi di trattenuta, sistemi di posizionamento, sistemi di accesso e posizionamento mediante funi, infine sistemi di arresto caduta come ultima opzione. Tale impostazione codifica in norma il principio tecnico secondo cui è preferibile prevenire la caduta o limitarne la possibilità piuttosto che occuparsi esclusivamente delle sue conseguenze dinamiche.

Composizione del sistema individuale e ruolo del punto di ancoraggio Il comma 4 ribadisce che i sistemi di protezione individuale devono essere costituiti da un dispositivo di presa del corpo e da un sistema di collegamento assicurato a un punto di ancoraggio sicuro. Il legislatore chiarisce che il punto di ancoraggio non assume la qualifica di protezione collettiva: esso è un requisito tecnico necessario per l’efficacia del sistema individuale. La linea vita, pertanto, non si tramuta automaticamente in misura collettiva semplicemente perché è permanente e accessibile.

Linee vita: dotazione strutturale, non protezione collettiva L’errata convinzione diffusa in alcuni cantieri e uffici tecnici — «c’è la linea vita, quindi siamo coperti» — viene qui smentita sul piano normativo. La linea vita è un ancoraggio progettuale che rende possibile l’utilizzo dei DPI anticaduta quando l’adozione di protezioni collettive (parapetti, reti) non è realizzabile. Da sola la linea vita non impedisce la caduta: funziona soltanto se associata a DPI adeguati e correttamente utilizzati. Anche la norma UNI 11560:2022 conferma che la linea vita è un ancoraggio per l’uso di DPI e non un Dispositivo di Protezione Collettiva (DPC).

Implicazioni per progettisti, coordinatori e datori di lavoro Le modifiche richiedono adeguamenti pratici nelle fasi di progettazione e nella gestione operativa:

  • Progettisti e coordinatori per la sicurezza devono valutare, nell’Elaborato Tecnico della Copertura e nel Fascicolo dell’Opera, la praticabilità di parapetti e reti e, solo in loro impossibilità tecnica, progettare l’impianto anticaduta e il relativo punto di ancoraggio.

  • I datori di lavoro devono documentare nella valutazione dei rischi (o nel POS per i cantieri) le ragioni che impediscono l’adozione di misure collettive e giustificare la scelta del sistema individuale, motivando perché non è praticabile un sistema di trattenuta quando si utilizza un arresto caduta.

  • Le prescrizioni regionali che richiedono linee vita risultano coerenti con il Testo Unico se interpretate come obbligo di predisposizione di punti di ancoraggio sicuri, non come sostituto delle protezioni collettive.

Responsabilità e cultura della sicurezza: obbligo di gerarchia progettuale La riforma sottolinea che la prevenzione è un processo progettuale e gestionale: la protezione individuale è l’eccezione, non la regola. Ignorare la priorità delle misure collettive espone al rischio di sanzioni amministrative e responsabilità penali, come evidenziato dalla giurisprudenza (tra gli esempi citabili, la sentenza di Cassazione Penale 26/02/2016 n. 21575). In termini pratici, la progettazione della copertura deve includere un’analisi comparativa (dati e costi alla mano) che dimostri l’impossibilità tecnica di soluzioni collettive prima di ricorrere a sistemi individuali.

Indicazioni operative pratiche (breve checklist per il progetto)

  • Valutare la fattibilità di parapetti e reti in fase preliminare di progetto.

  • Documentare le ragioni tecniche (relazioni, disegni, verifiche statiche) se si esclude la protezione collettiva.

  • Se le protezioni collettive risultano impraticabili, progettare la linea vita come punto di ancoraggio sicuro conforme alle norme applicabili e coordinare la scelta dei DPI.

  • Preferire sistemi di trattenuta o posizionamento prima di ricorrere ad arresto caduta; motivare la scelta tecnica.

  • Aggiornare il Fascicolo dell’Opera e il POS con le valutazioni e le scelte progettuali.

Conclusione tecnica La revisione dell’art. 115 rende esplicita e vincolante la gerarchia delle misure anticaduta: protezioni collettive (parapetti, reti), poi sistemi individuali secondo l’ordine di preferenza introdotto, con il punto di ancoraggio inteso come dotazione strutturale a supporto dei DPI. Per progettisti, coordinatori e datori di lavoro la conseguenza è chiara: le decisioni devono essere tecnicamente motivate, tracciabili e coerenti con la normativa e le norme tecniche di riferimento.